LA NOSTRA VITA NON SARA’ SICURA SENZA SICUREZZA NEL LAVORO. COSÌ NON VA!

Sono molto preoccupato perché il lockdown di fatto è già superato e non esiste più. Con le nuove aperture annunciate ieri dal Presidente Conte, in aggiunta alla lunga lista di imprese autorizzate a proseguire l’attività in occasione della chiusura del Paese, oltre alle migliaia di attività nel frattempo autorizzate dalla Prefetture, io credo che ormai il 60% e più delle imprese italiane siano in piena attività, con i gravi conseguenti rischi per la salute degli italiani.

Ribadisco la mia personale ferma preoccupazione perché in questi e nei prossimi giorni rischieremo di vedere vanificato il nostro sacrificio con tutti gli ulteriori rischi a cui ciascuno di noi sarà nuovamente esposto. Così non va. Io non lo accetto.

Avevo sperato, scrivendolo qualche giorno fa, che il Governo si apprestasse a istituire una commissione costituita da rappresentanti dello Stato, regioni, comuni, scienziati, sindacati, imprese ed esperti con il mandato di definire un piano finalizzato alla ripresa del lavoro nella fase 2, assicurando la piena sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie e di tutti gli italiani ancora costretti a subire le regole di contenimento.

 Ieri è stata annunciata la istituzione di una Task Force composta da un gruppo di eminenti esperti incaricata di studiare le ricette per uscire dalla crisi, ovvero, per dirla con le parole del premier Conte, per elaborare «nuovi modelli innovativi di lavoro finalizzati al miglioramento della qualità della vita». Dopo aver preso atto dell’obiettivo e della composizione della istituita Task Force, nella quale figurano tra gli altri, esperti psicologi, sociologi, sociologi economici, statistici ed esperti del benessere equo…., mi sono convinto che con questa iniziativa non si danno risposte serie ed adeguate  nè alle legittime aspettative del mondo economico che invoca la ripresa del lavoro (peraltro in gran parte in atto) con le necessarie garanzie di sicurezza per tutti, nè agli italiani che legittimamente pretendono, in una situazione di così grave emergenza sanitaria, che le istituzioni garantiscano prioritariamente  ai cittadini il sacrosanto diritto alla tutela della salute. 

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