CORONAVIRUS. SIAMO ALLA SINDROME DI TARANTO: IL LAVORO CONTRO LA SALUTE

Benchè pervasi dalla paura e dall’angoscia e dalla incertezza sul futuro, ancora in piena emergenza, con il supporto di un’informazione che non aiuta, ci stiamo dividendo, anche con toni aspri sul piano politico, sul tema della ripartenza economica.  

È giusto e sacrosanto che si affronti il tema dell’avvio della fase 2 e che si faccia tutto il possibile per esserne pronti. Ma piuttosto che perderci in chiacchiere al vento, come sta avvenendo da giorni, ci si metta subito al lavoro. Governo, Regioni, Comuni, scienziati, imprese, sindacati ed esperti di alto livello si uniscano per definire le regole per la ripresa delle attività produttive che sarà una vera occasione di crescita se saranno in grado di assicurare la piena sicurezza dei lavoratori e di tutti coloro che resteranno a casa. Una Cabina di regia o Task Force, chiamatela come si vuole, a mio modesto avviso, dovrebbe definire:

  • il quadro complessivo, quanto a tempi e modalità di intervento;  
  • le condizioni sanitarie più favorevoli per fissare una data di ripresa delle attività lavorative;
  • le categorie produttive e di attività che gradualmente potranno riprendere il lavoro e a quali condizioni;
  • i requisiti sanitari che legittimino la ripresa del lavoro di ogni singolo operatore;
  • le misure di sicurezza di ingresso e di uscita del lavoratore nella sede di lavoro, gli strumenti di sicurezza personale, i presidi sanitari necessari ad assicurare l’igiene dell’ambiente di lavoro;
  • le misure di sicurezza di ingresso e di uscita del lavoratore nella sede di lavoro, gli strumenti di sicurezza personale, i presidi sanitari necessari ad assicurare l’igiene dell’ambiente di lavoro;
  • le modalità per la identificazione da parte dei organi di controllo dei lavoratori abilitati alla ripresa del lavoro;
  • le modalità per la identificazione da parte dei organi di controllo dei lavoratori abilitati alla ripresa del lavoro;
  • le modalità di utilizzo e i controlli sui mezzi di mobilità;
  • le regole di comportamento a cui i lavoratori dovranno attenersi nel rientro in casa e nel contatto con i propri familiari;
  • i soggetti, gli strumenti e le modalità di monitoraggio costante delle attività produttive e di lavoro;
  • un piano b) in caso di fallimento o di riacutizzazione improvvisa dell’emergenza sanitaria. 

Fino a quando non si inizierà a lavorare in concreto su questi temi, con l’apporto, ripeto, di esperti altamente qualificati del mondo del lavoro e scienziati, è inutile discutere, smettendola di fomentare conflitti e creare ulteriore allarme. Ed è bene che gli imprenditori e i politici siano seriamente consapevoli che chi sta in casa da oltre un mese non vuole, per nessuna ragione, vedere vanificato il proprio sacrificio per dare precedenza all’economia in maniera non pianificata e incontrollata. Taranto insegna.  

Segnalo, per mia esperienza, che c’è all’orizzonte un altro problema che contribuirà a acuire contrasti e distogliere l’attenzione dal problema principale. Purtroppo la politica ha commesso un grave errore nel fare esplodere, in piena emergenza, il conflitto sulle responsabilità legate alla diffusione del virus mortale negli ospedali e nelle case di riposo. La magistratura non ha perso tempo e sta avviando inchieste in quasi tutto il Paese. Tra poco i virologi torneranno a chiudersi nelle stanze di laboratorio e scompariranno dagli schermi televisivi per consegnare la scena ai PM. C’è il rischio di una nuova Tangentopoli e dunque c’è da preoccuparsi seriamente. Sapendo come è finita…

La nostra vera ed unica esigenza, in questo momento, è impedire altre morti e tornare alla normalità. I conti politici e giudiziari, si facciano dopo.

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