TERREMOTO. L’AQUILA 11 ANNI DOPO. QUI LA SPERANZA SI NUTRE ANCORA DELL’IDEA DELLA RESURREZIONE. QUESTA NOTTE IN TUTTO IL PAESE CON UNA LUCE SUL BALCONE SARANNO RICORDATE ANCHE LE 13000 VITTIME DEL CORONAVIRUS

Questa notte, alle 23,30, nel centro della città di L’Aquila, sarà acceso un bracere da un Vigile del Fuoco dinanzi alla chiesa di Santa Maria del Suffragio. Nel contempo  le 309 vittime del terremoto saranno ricordate da altrettanti rintocchi di campana.

Nella stessa notte in tutti i Comuni d’Italia saranno accese candele su balconi e finestre per ricordare le vittime del sisma di 11 anni fa e le 13 mila persone decedute nel paese a causa del coronavirus.  

Erano le 3 e 32 di quel lunedì della Settimana Santa del 6 aprile 2009 quando una violentissima scossa di terremoto si abbattè sulla città di L’aquila seminando morte e distruzione. Con una violenza inaudita il terremoto ha colpito l’Aquila al cuore, la città che mi ha dato i natali, una città nobile e antica, di gente fiera, educata al bello, all’arte e alla creatività. Il sisma ne ha stravolto la fisionomia, ha sconvolto un tessuto artistico di straordinaria bellezza, sottraendo agli aquilani i punti di riferimento della loro memoria.  

In quei trenta secondi sono crollati secoli di storia. Palazzi, monumenti, opere d’arte, torri e fortificazioni sono stati sgretolati, spezzati e sventrati. L’architettura religiosa, ossatura artistica dell’Aquila, è crollata. Ma non la fede, quella non crollerà mai. Qui la speranza si nutre sempre dell’idea della Resurrezione, dal capoluogo abruzzese, fino all’ultimo borgo devastato dalla violenza del sisma.

ACCENDIAMO TUTTI INSIEME QUESTA NOTTE UNA LUCE PER NON DIMENTICARE.

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