IL CLIMA MINACCIA L’ACQUA. STA A NOI SAPERLA DIFENDERE

Domani si celebrerà la giornata mondiale indetta dalle Nazioni Unite sul tema “Acqua e clima”.  Sullo stesso tema, nel 2017, su incarico del Governo, ho coordinato a Roma, in Campidoglio, il primo Summit internazionale a cui hanno preso parte i responsabili dei piu grandi fiumi e laghi del mondo, oltre ai più importanti organismi internazionale di settore, sotto l’egida dell’ONU,  FAO e UNESCO.

Il Summit è stato aperto dal Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni e chiuso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e Papa Francesco, particolarmente sensibile al tema dell’acqua, ha voluto portare il suo saluto attraverso un intervento del Segretario di Stato Vaticano Mons. Pietro Parolin.

Chiara ed univoca è stata la percezione, da parte di tutti i partecipanti, nondimeno dei media, che la proposta del Summit di Roma sia stato il risultato di una visione strategica del Paese,  fermamente intenzionato a tenere alta l’attenzione su un tema così vitale per il futuro del pianeta e nel contempo prendere parte attiva a livello internazionale  al processo in atto in una posizione di primo piano. 

Sull’onda del grande successo, il Governo ha assunto formalmente l’impegno a promuovere nel 2020,  sempre a Roma, la seconda edizione del Summit. Purtroppo ciò non avverrà in quanto detto impegno non è iscritto nell’agenda politica del nuovo Ministro dell’Ambiente.  

La difesa dell’acqua dalla minaccia dei mutamenti climatici è ormai considerata dai Governi una priorità assoluta, una condizione fondamentale non solo per la qualità della vita dell’uomo ma anche per il futuro delle sue produzioni e di uno sviluppo sostenibile. Non a caso le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare il 2020 all’importante tema Acqua e Clima- e ciò dimostra la nostra lungimiranza- atteso che la vera vittima dello stravolgimento climatico in atto è l’acqua, elemento essenziale per la nostra vita ma anche causa di morte e devastazioni, siccità e inondazioni.

Gli effetti devastanti dei mutamenti climatici ci impone di essere pronti a reagire da subito, prima che sia troppo tardi. L’andamento meteorologico legato all’emergenza climatica sta provocando disagi a molti settori produttivi, a cominciare da quelli che maggiormente dipendono dall’utilizzo delle risorse idriche.

Il trend di aumento delle temperature è fortemente caratterizzato dall’alternanza di eventi estremi di precipitazione, sempre più localizzati nello spazio e nel tempo, e periodi di siccità, come quello che stiamo vivendo, che rischia di mettere in crisi intere regioni del Paese, con gravi ripercussioni su settori vitali della nostra economia, a cominciare dalle produzioni agroalimentari, oggi divenute essenziali a causa della grave emergenza sanitaria in atto.

Senza un cambio di rotta rischiamo seriamente di perdere la battaglia. La gravità della situazione impone una reazione consapevole e immediata da parte di tutte le componenti della società. La tutela dell’acqua dovrà essere considerata una priorità assoluta, una condizione fondamentale non solo per la qualità della vita dell’uomo ma anche per il futuro delle sue produzioni e di uno sviluppo sostenibile.

Sulla scia del Summit di Roma  ben 50 tra le principali imprese e associazioni italiane che per esigenze produttive fanno uso di acqua, su mia proposta, sostenuta dall’allora Ministro dell’Ambiente,  hanno dato vita alla “Alleanza delle Imprese italiane per l’Acqua e il Clima”, un  fronte comune per definire misure efficaci e condivise volte a reagire al rischio climatico, tutelare la risorsa e garantire l’accesso all’acqua alle generazioni future.

Le imprese hanno dato prova di voler intraprendere un percorso assolutamente innovativo, dimostrando al Paese che la sfida potrà esser vinta allorché si deciderà di lavorare tutti assieme, partendo dalla adozione di soluzioni positive già sperimentate e migliorarle e mettendo in campo azioni che sappiano coinvolgere, fin dalla fase progettuale, i diversi attori ovvero le istituzioni pubbliche e private, associazioni, tecnici, esperti e cittadini.

Purtroppo il tema non è ancora entrato tra le priorità degli italiani. E ciò è dovuto al fatto che l’acqua è stata sempre considerata un bene abbondante, inesauribile e privo di valore economico. La responsabilità di tale situazione è da addebitare ad una mancanza di attenzione e di sensibilità ovvero, di una cultura di governo da parte delle istituzioni. Oggi le cose stanno migliorando, ma la strada da percorrere è ancora lunga. 

Dobbiamo convincerci della necessità, ovvero dell’urgenza, di dare vita ad un grande progetto che non si riveli una mera campagna di sensibilizzazione limitata nel tempo, ma che porti, attraverso una efficace e articolata azione, alla nascita di una vera e propria “cultura dell’acqua” che coinvolga tutti, cittadini e governanti, centrali e locali per poter fronte efficacemente agli effetti devastanti sull’acqua dello stravolgimento climatico. Non c’è più tempo da perdere.

Se ci impegneremo a risolvere la crisi dovuta al disordine climatico, saremo in grado di affrontare con successo altre crisi, come la povertà e l’occupazione. Le attività incentrate sulla riduzione delle emissione di anidrite carbonica e di difesa dell’acqua potranno arrecare benefici macroeconomici con aumento della crescita  e di  posti di lavoro.  

Perché rinunciare a prendere l’iniziativa prima degli altri? E dimostrare che l’Italia ha le capacità e la giusta consapevolezza per assumere un ruolo guida a livello europeo nelle politiche ambientali?

Nei tre giorni del Summit internazionale di Roma sono state illuminate in blue le fontane monumentali delle sei più famose piazze di Roma (la Fontana dei quattro fiumi Piazza Navona, la Fontana del Pantheon, la Fontana di Trevi, la Fontana dei leoni in Piazza del Popolo, le Fontane gemelle in piazza Farnese, la Fontana della Dea Roma in Campidoglio).

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