LE POLVERI SOTTILI SAREBBERO IL VETTORE PER LA DIFFUSIONE DEL COVID-19. LA SFIDA FUTURA: RIDURRE L’INQUINAMENTO.

Un recentissimo studio dei ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), insieme a quelli dell’Università di Bologna e di Bari prova, per il Covid-19, quello che alcune ricerche già evidenziano per i virus in generale, ossia che il particolato atmosferico (cioè le polveri sottili dell’aria inquinata) funge da vettore e costituisce un ambiente favorevole alla sopravvivenza e diffusione dei virus.

Poco più di un anno fa, ma anche più recentemente, ho scritto che il PM10, il biossido di azoto e l’ozono sono considerati gli agenti inquinanti più dannosi, non solo per gli ecosistemi ma anche per la salute umana, responsabili dell’insorgere o dell’aggravarsi di molte malattie (cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari) nonché di morti premature, soprattutto in Italia (su 422.000 decessi registrati nel nostro paese nel 2015, 60.600 sono attribuibili a malattie polmonari riconducibili all’inquinamento atmosferico).

La ricerca resa nota in questi giorni analizza proprio i dati di superamento dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio nelle aree dove si è avuto il maggior numero di focolai Coronavirus e ipotizza una correlazione tra gli alti livelli di inquinamento di quelle zone e il drammatico propagarsi del virus in una misura ad oggi sconosciuta ad altre zone d’Italia. Sono convinto che la ricerca possa dare un contributo importante allo studio di questo nuovo virus e possa risvegliare nella politica l’urgenza di programmare interventi, che in questi giorni tocchiamo con mano quanto siano necessari, per ridurre l’inquinamento atmosferico. Adesso lo abbiamo sperimentato, ne va della nostra salute, salvare l’ambiente è un’azione non più rinviabile!                

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