UN MANIFESTO DEI CITTADINI PER MIGLIORARE IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO CHE CI RENDE UNICI AL MONDO.

Alcuni Assessori alla Cultura dei Comuni più importanti del Paese, Milano, Napoli, Firenze, Palermo, Genova, Torino, Venezia, ecc, hanno inviato al Governo un documento con il quale chiedono che venga dichiarato lo stato di crisi per l’intero settore culturale pubblico e privato estendendo tutti gli strumenti disponibili (reddito di cittadinanza ed altre risorse) di tutela strutturale dell’occupazione previsti nello stato di crisi.

Dicono che la produzione e i servizi legati allo spettacolo dal vivo, alle arti visive, al cinema, all’editoria, ai musei, alle biblioteche e agli archivi, si regge largamente su lavoratori con poche garanzie e che, in un momento come quello che stiamo vivendo, rischiano tutto. Sono donne e uomini che vivono spesso di un’economia fatta di passione ma con piccolissimi margini di sopravvivenza, di rischio costante. Artisti e operatori con contratti atipici, partite IVA, freelance, prestazione occasionale o a giornata, e così via. Talvolta riuniti in associazioni, cooperative, piccole imprese, reti e anche naturalmente lavoratori dipendenti spesso a termine.

Esprimo la mia più convinta solidarietà nei confronti di tutti gli operatori culturali oggi in difficoltà, ma non mi sento di condividere queste iniziative di sapore puramente demagogico che ricorrentemente, in periodi di crisi, vengono assunte dai politici, sia a livello locale che centrale, a difesa dei sacrosanti diritti di operatori culturali che grazie a loro nascono precari  e per lo più muoiono da precari. E ciò è conseguenza della manifesta incapacità politica di far sì che la cultura nel nostro paese assuma concretamente quel ruolo prioritario che apparentemente tutti le riconoscono.

Nell’appello indirizzato al Governo sostengono gli assessori che la vita culturale è un tratto distintivo dell’Italia e una risorsa fondamentale del Paese: è il nostro miglior biglietto da visita nel mondo, dà lavoro qualificato a milioni di persone, è un fattore determinante per il benessere e per la qualità della vita, per la democrazia e per la coesione sociale. Belle parole e per di più condivisibili. In concreto sappiamo bene come stanno le cose di cui dovremmo vergognarci: l’Italia è al penultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura.

C’è bisogno di una svolta. A fronte di una politica non lungimirante che sembra aver rinunciato ad elaborare una visione strategica del futuro e a dar vita ad un piano globale di intervento in favore di tanta ricchezza, serve una grande volontà di cambiamento. Servono ingenti risorse finanziarie, assetti organizzativi adeguati, investimenti per nuove figure professionali, ricerca, formazione, innovazione tecnologica e comunicazione. Questa è una ulteriore ragione che mi ha spinto ad elaborare un MANIFESTO DEI CITTADINI PER IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO, perché sta per nascere una nuova coscienza civica, che ci chiama a raccolta e ci spinge ad agire, che considera il patrimonio culturale del nostro Paese un bene comune, un valore identitario, sociale, formativo ed economico, che va amato e protetto anche nell’interesse delle generazioni future.

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