MORTE O DIRITTO ALLA VITA.

È DIVENUTO IL TEMA DI UNA INFORMAZIONE DETESTABILE. 

Sono stato profondamente scosso dalla lettera di allarme che il Coordinamento delle terapie intensive ha inviato recentemente al Presidente della Regione Lombardia, nella quale si afferma che “in mancanza di posti letto in terapia intensiva, qualora non si adottino iniziative tempestive, potrà rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in reparto. “Non si tratta di compiere scelte meramente di valore – dicono i sanitari – ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi in primis ha più probabilità di sopravvivenza”. E’ come dire che, ove non aumenterà il numero dei posti letto nei reparti di terapia intensiva, permanendo l’emergenza, verrà data precedenza a malati giovani, dal che gli anziani e per di più malati, potrebbero non avere speranze di sopravvivenza.

Mi ritengo una persona ragionevole e per di più desiderosa che il virus non si propaghi e che si risolva il problema dei posti in terapia intensiva, non solo in Lombardia, per cui non posso che condividere la preoccupazione espressa dai medici rianimatori, a cui va tutta la mia ammirazione e riconoscenza per il grande sacrificio che stanno compiendo. Ciò che non mi sento di poter condividere è che la lettera e il documento tecnico allegato, siano stati diffusi, in un momento così difficile per il paese, attraverso agenzie di stampa, acuendo così il panico tra milioni di italiani che come me vivono a casa in isolamento, molti in attesa di un intervento chirurgico.

È evidentemente saltato, in un momento di così alta tensione e preoccupazione, quel principio di riservatezza istituzionale che in altri tempi, specie nel corso di una calamità sanitaria, nessuno si sarebbe mai sognato di ignorare. Il problema è che oggi sembrano tutti travolti da quel maledetto desiderio di dire e apparire in pubblico. Qualche giorno fa, in un video diffuso su facebook, un’anestesista rianimatrice, pur fornendo apprezzabili consigli per frenare il contagio e riaffermando il contenuto della missiva innanzi citata, ha testualmente concluso: “ finora hanno parlato i virologi, ora parliamo noi..” Così non va. I medici, soprattutto in emergenza, non possono e non devono confondersi con i tanti personaggi che hanno invaso i canali televisivi, pontificando sul corona virus con dichiarazioni autoreferenziali, spesso inopportune e inadeguate.

Da qualche giorno il tema è divenuto il tema preferito dei nostri giornalisti che non perdono occasione per incalzare i virologi con domande del tipo : “.. allora i medici potranno selezionare chi vive e chi deve morire?” Si chiederanno questi signori con quale stato d’animo gli anziani apprendono certe sconvolgenti notizie? La loro etica professionale li porterà a ipotizzare che il tema affrontato in quei termini possa rischiare di angosciare e terrorizzare milioni di anziani del nostro Paese? Ci si dimentica troppo spesso o lo si ignora, purtroppo, che la popolazione italiana, assieme a quella giapponese è la più vecchia del mondo e che gli anziani, chiusi in casa, perché malati o perché costretti dall’epidemia in corso, passano intere giornate dinanzi alla tv.

Signori dell’informazione, LA VITA È LA VITA, LA VITA È SACRA e non può essere beceramente utilizzata quale strumento per accrescere l’audience delle tv o la vendita dei quotidiani! Basta, così ci fate solo del male! Avreste fatto sicuramente il vostro dovere denunciando i responsabili dei tanti governi che si sono succeduti in questi ultimi decenni tagliando in maniera irresponsabile la spesa sanitaria. 40 anni fa i nostri ospedali erano dotati di un numero di posti letto in reparti di rianimazione quattro volte superiore a quello attuale! Tutto ciò è avvenuto nel vostro più totale silenzio.   

Ed oggi, in piena emergenza sanitaria parlate impunemente  di morte o di diritto alla vita in funzione del numero dei posti letto negli ospedali, alla pari di qualsiasi tema legato alla emergenza, nei talk show televisivi, un fenomeno autenticamente italiano, che non trova riscontro in nessun paese europeo,  a cui vengono invitati, indifferentemente attori, storici, archeologi, filosofi, virologi, politici e giornalisti, una schiera di 40/50, autentici frequentatori seriali che dibattono, giorno e notte, su tutto e il contrario di tutto, generando confusione e diffondendo solo un permanente senso di angoscia.

È indispensabile che qualcuno intervenga e ponga fine a questo modo inaccettabile di fare informazione, invitando i responsabili dei mass media nazionali a comunicare in aiuto del Paese ad uscire da questa terribile emergenza sanitaria, informando correttamente i cittadini, invitandoli a rispettare le direttive e le regole comportamentali finalizzate a ridurre il contagio, e soprattutto evitando i catastrofismi e la diffusione della paura.

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